Descrizione
Questo libro racconta la storia – affascinante, ambigua e toccante –
del primo cinese che si trovò a conoscere l’Occidente. Hu era un
vedovo quarantenne di Canton, scelto per accompagnare il gesuita
Foucquet nel suo viaggio di ritorno in Europa, nel 1722. Venne così
esposto all’assolutamente altro, un mondo che provocò in lui reazioni
violente. A un certo punto lo incontriamo a Parigi mentre predica in
cinese ai passanti esterrefatti, accompagnandosi con un piccolo
tamburo. Poi lo ritroviamo nel manicomio di Charenton. E infine
assistiamo al suo ritorno in Cina, dopo esilaranti e strazianti
vicissitudini. Per un curioso caso, sono sopravvissute testimonianze
dirette della sua storia. E su di esse si basa Spence, come nel suo
mirabile Imperatore della Cina. E, ancora una volta, Spence non ha
voluto offrirci uno studio dei fatti, ma una narrazione: la forma è
quella del diario. Giorno per giorno, e quasi ora per ora, vediamo
svolgersi sotto i nostri occhi una sequenza sconcertante di
avvenimenti, «di una bellezza e di una stranezza che fanno venire in
mente i racconti di Borges e di Calvino» (Mark Strand)







