Descrizione
Stefano Lorenzetto raccoglie una serie di dialoghi con i camici
bianchi sui dilemmi che la bioetica pone alla società. Ma presenta
anche le drammatiche testimonianze di persone comuni che sono state
duramente provate dal destino, che hanno toccato con mano la forza del
soprannaturale, che si sono interrogate sul senso dell’esistere: la
focomelica vittima del talidomide che ha perso tragicamente i genitori
e il fratello, la paralitica che ha ripreso a camminare davanti alla
grotta di Lourdes, l’imbalsamatore dei pontefici che si occupa delle
salme senza nome, l’operaio che vive per accudire la moglie
lobotomizzata, l’uomo senza desideri che rifiutava ogni contatto col
mondo. Mentre l’ingegneria genetica galoppa verso l’ibridazione
uomo-animale, sulla bioetica l’autore giunge a una conclusione di
esemplare linearità: “È venuto il tempo che chi armeggia con provette,
pipette e bisturi si conformi a una semplice, primordiale verità,
anteriore al diritto positivo: nessuno può mettere le mani su una vita
che non gli appartiene, neppure se mosso dal nobile intento di salvare
altre vite o far progredire la scienza”.






