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Futilità

Adelphi 2003 prima edizione Collana Biblioteca Adelphi Brossura editoriale con sovraccoperta, in 8vo, pp. 231 Volume ben tenuto, fisiologica brunitura carta ISBN 8845917770

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Descrizione

Quando era un giovane scrittore fuggito dalla Russia della
rivoluzione, e del tutto ignoto, William Gerhardie scrisse una lettera
gonfia di ammirazione a Edith Wharton, ricevendone in cambio un invito
nella di lei villa a Hyères. Grazie a un certo uso di mondo (era pur
sempre figlio di ricchi industriali inglesi trapiantati a San
Pietroburgo) il timidissimo Gerhardie riuscì a mimetizzarsi fra gli
altri invitati, e a non parlare con nessuno per quasi due giorni, fino
a quando cioè non chiese alla sua corpulenta vicina di tavola di
indicargli la padrona di casa, sentendosi rispondere un gelido: «Sono
io». Solo un personaggio come questo poteva scrivere un romanzo come
questo, forse l’unica comica del muto ambientata nella Russia mezza
bianca e mezza rossa degli anni Venti. Tutto cade in pezzi, ma il
protagonista, Nikolaj Vasil’evič, continua imperterrito a occuparsi
delle sue miniere d’oro in Siberia e a coltivare l’«incantevole
bouquet» delle sue tre figlie, diversamente irresistibili. Il che non
gli impedisce di accogliere in casa una folla smisurata di amanti,
parenti in vario grado delle medesime, impostori, parassiti e mere
comparse, che danno luogo a una sgangherata e sofisticatissima
commedia di equivoci, sostituzioni, tradimenti. Il risultato è il
libro di un magnifico stilista cui è davvero difficile attribuire
precursori o epigoni, e che sembra secernere a ogni pagina, come
scrisse Giorgio Manganelli, «una delizia volatile e aspretta».

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