Descrizione
Oppressi e oppressori: categorie che esistono in pratica da sempre, e
che da sempre sono in conflitto. Eppure, oggi di lotta di classe si
legge solo sui libri di storia. Com’è possibile? Guardandoci intorno,
possiamo dire davvero che quella frattura in apparenza insanabile sia
stata invece sanata? Di certo, qualcuno vorrebbe farcelo credere.
Infatti la caduta del Muro di Berlino non ha segnato solo la sconfitta
del socialismo reale, ma anche il passaggio dal pensiero dominante al
pensiero unico: il nuovo ordine mondiale ha imparato a inoculare nelle
masse un paradigma mentale concepito a propria immagine e somiglianza.
Alla fine, il Servo ha fatto sua la visione del Signore. Il trionfo
dell’élite sulle classi popolari è stato reso possibile dall’operato
degli intellettuali, che hanno glorificato la tirannia dei mercati; è
grazie a questi imbonitori se i signori del global order dominano oggi
a livello materiale e culturale. Ma quella che ci hanno insegnato a
chiamare “mondializzazione” è, in realtà, una rimozione dei diritti su
scala planetaria, una glebalizzazione: la produzione seriale di nuovi
servi sfruttati, sottopagati e precarizzati. Come spezzare, allora, le
catene di questa nuova sudditanza? Rimettendo il popolo al centro di
un progetto politico e sociale internazionalista ma non mondialista,
teso a creare un nesso solidale tra nazioni sovrane, democratiche e
socialiste. Lucido nell’analisi e sempre controverso nelle
conclusioni, uno dei filosofi più attenti alla modernità ci guida alla
scoperta delle disastrose conseguenze della mondializzazione –
incarnata nel pensiero unico politicamente corretto ma eticamente
corrotto – e del suo solo antidoto: la rivolta del populismo sovrano.






