Descrizione
La fama di Thomas De Quincey (1785-1859), riscoperto e celebrato nel
nostro secolo dai surrealisti, è soprattutto legata a due opere:
l’autobiografia “Confessioni di un mangiatore d’oppio “(1821) e il
trattatello “L’assassinio come una delle belle arti” (1827), che qui
si propone nella versione di Massimo Bontempelli. Come scrive Mario
Praz nello studio che accompagna il testo, “De Quincey ebbe un morboso
interesse per i processi criminali e da questa materia trasse
ispirazione per la sua opera”. Fantasia nera e umoristica di un genere
che ebbe splendida fioritura nell’Inghilterra fra Sette e Ottocento,
“L’assassinio come una delle belle arti” argomenta con capziosa ironia
un’estetica del delitto che preannuncia il decadentismo.






