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Tre storie gotiche

Idee e uomini del Medioevo Il Mulino 2000 Collana Intersezioni Brossura editoriale, in 8vo, pp. 121 Volume ottimo, dedica come da foto ISBN 8815076263

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Codice prodotto S21.569

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Descrizione

Con Thomas Becket, Abelardo ed Eloisa, Guglielmo d’Ockham attorno a
tre importanti idee medievali: la sovranità, l’etica dell’intenzione,
la povertà francescana.

Chi visitasse la cattedrale di S. Denis, a Parigi, sarebbe colpito
dalle tombe di quattro coppie regali, tra cui Luigi XII e Francesco I
con le loro consorti: sul letto di morte in basso giacciono, contorte
nel dolore dell’agonia, le figure dei corpi nudi del re e della
regina; sopra al baldacchino si leva la stessa coppia regale, vestita
con splendidi abiti, lo scettro e la corona. E’ una delle tante
raffigurazioni dell’idea medievale del doppio corpo del re, l’uno
naturale e mortale come ogni suo suddito, e l’altro politico,
sovrannaturale e senza tempo. Questa idea, alla base del concetto di
sovranità, è una delle tre di cui l’autrice ci racconta la storia.
L’altra ha a che fare con l’emergere del concetto di intenzione come
criterio di valore per la moralità umana. Attraverso la vicenda e
l’epistolario di Abelardo ed Eloisa veniamo introdotti al sorgere di
un’etica dell’intenzione, a separare le azioni dai pensieri, a
collocare la responsabilità nella volontà. La terza storia infine è
dedicata a quella particolare idea di povertà “scelta”, sorta dopo
l’anno Mille, abbracciata da molti uomini straordinari (gli Umiliati,
I Poveri di Lione e così via), propugnata da S. Francesco e difesa
strenuamente da Guglielmo d’Ockham. Il volume è costruito attorno a
queste tre idee a ciascuna delle quali è dedicato un capitolo.
L’autrice le proietta sapientemente in un’atmosfera storica,
ambientandole con agile stile narrativo. Così l’assassinio nella
cattedrale di Thomas Becket ci introduce al tema della sovranità e del
doppio corpo del re, la vicenda di Abelardo ed Eloisa ci inizia
all’etica dell’intenzione, mentre il sopravvenire della peste per
Guglielmo d’Ockham ci dischiude l’idea della povertà francescana.