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Alla fine resta l’amore

Mondadori 2013 Collana Strade blu Brossura editoriale con risvolti, in 8vo, pp. 233 Ben tenuto, minime mende, fisiologica giallitura carta ISBN 9788804626220

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Descrizione

S ha sette anni, è una bambina solare e vive in una famiglia serena: padre, madre, un fratellino più piccolo, una bella casa in un paese di campagna, dove tutti si conoscono.
Un giorno, la madre va a prenderla a scuola un po’ prima del solito. Sono le due del pomeriggio, l’ora della ricreazione, però S non è in cortile con i compagni. Qualcuno la chiama, lei spunta dall’androne, vede la mamma, corre a raccogliere le sue cose, fa per raggiungerla, ma quando è a pochi passi si ferma, torna indietro e, imprevedibilmente, bacia uno dei bidelli, che resta impietrito.
Questo libro racconta la violenza sessuale subita da una bambina a scuola, un ambiente dove i nostri figli dovrebbero essere più che protetti. A scrivere è la madre che, in forma di diario, riannoda i fili (e le emozioni) di questa drammatica vicenda: l’incredulità iniziale e il successivo strazio dei genitori di fronte alla sconvolgente scoperta; i passi dolorosi che portano alla decisione di denunciare l’abuso; l’inevitabile groviglio di omissioni e menzogne cui saranno costretti per proteggere la figlia e salvaguardare le indagini. Quindi, il lentissimo e kafkiano iter giudiziario, lo sconcerto nell’avvertire su di sé l’intollerabile ombra del sospetto di avere in qualche modo “guidato” la ricostruzione dei fatti. Infine, lo sgomento e la rabbia per la mancata punizione dei colpevoli.
Ma queste pagine parlano anche del dolore di accorgersi che improvvisamente la tua comunità si sta allontanando, con l’imbarazzato disagio di amici, conoscenti e insegnanti che si traduce, piano piano, nell’esclusione di S e della sua famiglia dalla vita del paese. È un intero mondo che si eclissa, trincerandosi in un silenzio ipocrita e complice, in uno scetticismo pavido e inespugnabile. Perché è noto che “i bambini mentono sempre”, come non si vergogna di affermare il preside della scuola, che di bambini se ne “intende”. E poi è risaputo che se è sempre presunta l’innocenza dell’imputato di un reato sessuale, non lo è quasi mai la credibilità della sua vittima.
Alla fine resta l’amore è il racconto straordinario – privo di particolari scabrosi, ma anche di qualsiasi traccia di sentimentalismo o di facile pietismo – di una vicenda atroce, e purtroppo ormai comune, e un durissimo atto di accusa contro chi, per non vedere e non sapere, volge vigliaccamente lo sguardo altrove.

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