Passa il mouse sull’immagine per ingrandire

0,00

Flatlandia

Racconto fantastico a più dimensioni Adelphi 1992 Collana Biblioteca Adelphi Brossura editoriale con risvolti, in 8vo, pp. 210 Ottime condizioni, compatto, solo firma alla prima pagina bianca, fisiologica giallitura carta ISBN 884590069X

Esaurito

Descrizione

Il potenziale romanzesco della geometria, come di ogni altra
disciplina rigorosa, è enorme. Il reverendo e pedagogo Edwin Abbott
Abbott (1838-1926), che per molti tratti è avvicinabile al suo
contemporaneo Lewis Carroll, ne ha dato una dimostrazione memorabile
nel racconto che qui presentiamo. Mondo bidimensionale abitato da
segmenti, triangoli, quadrati, poligoni vari e sublimi circoli, la
Flatlandia (o Paese del Piano) ci viene descritta con perizia
etnologica e candido humour da un suo abitante, un eccellente
Quadrato. In quel mondo, le gerarchie sono immediatamente evidenti: si
passa dai volgari e spigolosi Triangoli (gli operai), ai più
rispettabili Quadrati e Pentagoni (i professionisti) e ai nobili
Poligoni, che si approssimano indefinitamente ai Circoli (i
sacerdoti), nei quali la bruta natura angolare è del tutto annullata.
Le donne sono Segmenti, e implicita nella forma è la loro natura bassa
e infida, ma supremamente potente e temibile, che viene illustrata in
alcune pagine di esilarante misoginia. Siamo introdotti alla complessa
legislazione e agli insoluti problemi della Flatlandia; veniamo a
conoscere la storia spesso drammatica del paese. E infine assistiamo
agli emozionanti incontri del Quadrato narratore con il mondo
unidimensionale della Linelandia (o Paese della Linea) e con la
sconvolgente realtà dello spazio tridimensionale, scoperta attraverso
il dialogo con una Sfera.
Si rivela a questo punto la sottigliezza speculativa del libro. Il
lettore tridimensionale è partito da una posizione di onnisciente
superiorità: ciò che per gli abitanti della Flatlandia è oscuro e
inestricabile, appare a lui con assoluta evidenza, così come il nostro
mondo, oscuro e inestricabile, potrebbe apparire a una maligna
divinità che lo avesse creato come un giocattolo imperfetto. Ma questo
meccanismo di mondi concentrici, incompatibili e incomunicanti, in
realtà mette in dubbio i nostri stessi punti di riferimento, e il
libro si chiuderà con la inquietante ipotesi di una Quarta Dimensione.
In un gioco di specchi, questa ultima supposizione ci fa intendere che
il nostro mondo tridimensionale è probabilmente osservato da un mondo
ulteriore con la stessa superiorità e indifferenza che noi mostriamo
verso gli abitanti della Flatlandia, e la prospettiva si apre così su
una molteplicità di mondi diversamente ciechi e ignari, incapsulati
l’uno nell’altro.
Non è mancato chi ha voluto vedere nel racconto di Abbott una
sorprendente anticipazione della teoria einsteiniana, e infatti il
libro è diventato ghiotta lettura di matematici e scienziati. Ma
Flatlandia è un universo fantastico, minuscolo e perfetto e, come
tale, resta innanzitutto un esercizio inesauribile dell’immaginazione.

Informazioni aggiuntive

Autore

Ti potrebbero interessare anche…