Descrizione
Karl Moor, il protagonista dei Masnadieri di Schiller, era l’eroe
preferito del piccolo Robert Walser: e proprio travestito da Karl lo
ritrae, quindicenne, suo fratello. Probabilmente, dunque, non è un
caso se il romanzo ritrovato fra le carte lasciate dallo scrittore
(quei «microgrammi» di assai problematica decifrazione) riprende il
titolo del dramma di Schiller: Die Räuber. Più che un eroe, però, il
brigante che qui si racconta è un antieroe, uno che vive ai margini
della buona società di Berna, corteggiando una cameriera di nome
Edith, e lasciandosi corteggiare da tutta una serie di signore, che lo
vorrebbero o per sé o per le proprie figlie. Quando Edith deciderà di
sposarsi, il Brigante le rimprovererà dal pulpito di preferire a lui
un uomo mediocre; e lei gli sparerà ferendolo leggermente. Una volta
ricaduta l’ondata dei pettegolezzi, ecco il nostro Brigante che,
insieme a uno scrittore di professione, si mette a raccontare la
propria versione della vicenda. Ed è qui che comincia il vertiginoso
gioco di rispecchiamenti fra colui che narra e colui che è narrato,
fra lo stesso Robert Walser e il suo Brigante. In questo libro unico,
di cui J.M. Coetzee ha scritto che «se fosse stato pubblicato nel 1926
avrebbe mutato il corso della moderna letteratura tedesca», Walser
spinge all’estremo la sua arte della dissociazione, che è insieme
stilistica e psichica. Il racconto cambia direzione quasi a ogni
passo, le immagini si inseguono e sovrappongono, l’ironia e il pathos
rischiano di coincidere. È un azzardo ultimo della scrittura, che
prelude al silenzio.






