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Il sé viene alla mente

La costruzione del cervello cosciente Adelphi 2010 Collana Biblioteca scientifica Brossura editoriale con sovraccoperta, in 8vo, pp. 463 Ottime condizioni, fisiologica giallitura carta, firma alla prima pagina bianca ISBN 9788845926716

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Descrizione

A lungo la coscienza è stata sovrapposta a nozioni quali «spirito» o
«anima», quasi che l’ultima parola sull’argomento spettasse di
necessità alla filosofia o alla teologia. Da qualche tempo, tuttavia,
i neuroscienziati hanno fatto della coscienza – che insieme alla
natura profonda della materia e dello spaziotempo costituisce
l’ulti­mo baluardo del sapere occidentale – uno dei loro oggetti di
indagine prediletti: e si vanno profilando acquisizioni sorprendenti e
controintuitive. Fra i massimi neuroscienziati spicca Antonio Damasio,
che in questo densissimo libro approda a una sorta di summa della sua
ricerca trentennale, dove i fondamenti di quella prospettiva
antidualistica che lo ha reso celebre (si pensi al legame tra regioni
cerebrali «arcaiche», come l’amigdala, e più recenti, come la
corteccia prefrontale, nella genesi delle scelte morali e dei processi
decisionali) sono integrati da nuove e complesse sequenze: quella
sull’inciden­za delle emozioni e dei sentimenti primordiali (il
piacere e il dolore) come ponti connettivi tra il proto-sé e il sé;
quella sul discrimine tra percezione e rappresentazione degli eventi
interni ed esterni al nostro corpo come base biologica, unitamente
alla memoria, nella costruzione dell’identi­tà individuale; e in
particolare – frutto di una personalissima ricerca di unità ispirata
alla rilettura di Spinoza – quelle sulle varietà fenomeniche di
coscienza, che nella comparazione tra gli esseri umani e gli altri
animali (a cominciare dai primati) o nelle differenze tra lo «stato»
dei bambini nati senza corteccia e quello del coma vegetativo degli
adulti mostrano un’infinita gamma di sfumature percettive e cognitive,
insieme avvincenti e inquietanti. L’e­sito, a conclusione di un ciclo
avviato da L’errore di Cartesio, è un’idea della coscienza come
«processo», geniale elusione del dualismo e insieme del monismo che
sfrutta e porta magistralmente a compimento un’intuizione di William
James.

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