Descrizione
Il silenzio e le parole si muove attraverso alcune delle più
significative manifestazioni del pensiero filosofico e letterario del
Novecento: quelle che emergono dalle opere di Weininger, Wittgenstein,
Rilke, Heidegger, Freud e Benjamin. Ma non si limita a ripetere, con
le loro parole, la fine dei fondamenti della ragione classica; cerca
piuttosto di individuare, all’interno di quei testi, la genesi di un
sapere critico, che si pone come un superamento dell’aura del silenzio
del primo Wittgenstein e della ‟rappresentazione luttuosa” della crisi
di Hofmannsthal e del pensiero negativo. Il sapere della precarietà e
della caducità, il sapere critico, si scontra con la ragione post
cartesiana nel suo punto di massima resistenza e di massima tensione:
nell’idea del progresso e di un sapere lineare e cumulativo. Infatti,
a partire dallo Zarathustra di Nietzsche, ma soprattutto con Proust,
Freud e Benjamin, si produce una diversa concezione del tempo: il
tempo ripetizione dell’inconscio, della memoria involontaria,
dell’immagine dialettica di Benjamin. Questa concezione del tempo
propone un atteggiamento nuovo nei confronti del presente e del
passato e rende pensabile anche una diversa costruzione del futuro. È
un orizzonte di senso in cui ciò che appariva come un paesaggio
desertico e terribile trova una sua diversa ragione: nuove parole in
cui si esprime e si rappresenta.







