Descrizione
Questa nota sulla fotografia (nota nel senso di riflessioni,
considerazioni, anche digressione), scritta da Roland Barthes pochi
mesi prima della morte, risulta il suo testo più penetrante. La
fotografia, «medium bizzarro, nuova forma di allucinazione: falsa a
livello della percezione, vera a livello del tempo», viene scrutata
non in sé, ma attraverso un certo numero di casi, fotografie con le
quali si stabilisce una speciale corrente determinata da «attrazione»
e «avventura», in un raccordo con la cultura surrealista della
foto-descrizione anni Trenta e con una riconsiderazione
dell’immaginario sartriano anni Quaranta, e un oggi, un qui e ora,
puntualmente vissuto e colto.
Passando poi a uno scavo autobiografico obiettivo – «dovevo penetrare
maggiormente dentro di me per trovare l’evidenza della Fotografia» –
in cui si ricrea, in una sorta di percorso proustiano, il sentire per
affetti e sentimenti. Perché il discorso è interrogazione, è dialogo,
ma è anche confessione; al «linguaggio espressivo» e al «linguaggio
critico» se ne aggiunge un altro, più ineffabile e rilevante, vera e
propria premonizione: da qui scaturisce una considerazione della
fotografia come «studium» e come «punctum» (i due termini usati da
Barthes in un distinguo illuminante), ma soprattutto dello storico e
dell’effimero in cui viviamo.








