Descrizione
Nell’Italia prevalentemente contadina, misera e arretrata d’inizio Ottocento alcune zone periferiche rispetto ai grandi centri urbani intrapresero la lunga e faticosa strada della moderna industrializzazione. Tra queste aree, dove i tempi storici dello sviluppo scorrevano più velocemente, spicca l’Alto Milanese, che faceva perno su Gallarate, Busto Arsizio e Legnano. Qui si adibirono a fabbriche tessili mulini, castelli e perfino ex caserme dei carabinieri, utilizzando una manodopera ibrida composta da lavoratori metà operai e metà contadini, immagine riflessa dei loro datori di lavoro, per lo più piccoli e medi proprietari terrieri. Ma già alla soglia della prima guerra mondiale l’Alto Milanese, in origine una delle zone più povere della Lombardia, era punteggiato da operose “piccole Manchester”, in cui, accanto ai tradizionali cotonifici, erano sorte fabbriche meccaniche, chimiche e centrali elettriche. Soprattutto erano cambiati i valori, la mentalità e le aspirazioni di uomini e classi. Attraverso un affresco suggestivo – dove s’intrecciano storie familiari e storie d’impresa, strategie aziendali e crescita delle strutture produttive, ambizioni personali e teoria dello sviluppo, rancori sociali e spirito di solidarietà, industrialismo sfrenato e nostalgie rurali – si ripercorre il processo genetico, lacerante e insieme grandioso, dell’odierna società industriale.





