Descrizione
La storia editoriale di Jorge Luis Borges è in qualche modo anomala.
Argentino “di nascita e di temperamento”, come lui stesso amava dire,
lo scrittore si distingue per l’enorme erudizione e per un’eleganza
nella prosa che ha un sapore quasi europeo. Non è un caso, infatti,
che incontri il successo prima in Europa (tra Italia, Francia e
Spagna) e solo in un secondo momento in America, spinto dalla
crescente ammirazione dei lettori, che lo accostano a figure come
Kafka e Joyce. È Feltrinelli a pubblicare, nel 1959, L’Aleph, titolo
seminale della sua poetica in cui si riflette un’idea di letteratura
come frattale dell’immaginazione, confine tra intuizione e poesia. È
una raccolta di racconti che non smettono di essere letti e citati, a
partire dal sottile Lo Zahir per arrivare a capolavori come L’uomo
sulla soglia e Il morto. Attraversando le architetture paradossali di
questi testi, si arriva al racconto che dà il nome al libro, dove la
scrittura di Borges ci tuffa pienamente nel dedalo dell’intelletto
mettendoci di fronte all’Aleph – oggetto che contiene tutti i luoghi
del mondo. Di questo luogo-nonluogo Borges affronta l’impossibilità, e
lo fa con una penna che acquista la fermezza dei Vangeli senza
rinunciare alla germinazione di immagini, di cortocircuiti, di stimoli
per cui si è resa nota in tutto il mondo.







