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Lulu

Lo spirito della terra – Il vaso di Pandora con un saggio di Karl Kraus Adelphi 1992 Collana Biblioteca Adelphi Brossura editoriale con risvolti, in 8vo, pp. 210 Volume ben tenuto, compatto, lieve scoloritura al dorso, firma alla prima pagina bianca, pagine senza segni d’uso, fisiologica brunitura carta ISBN 884590069X

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Codice prodotto S21.001

Descrizione

La serata della prima rappresentazione del Vaso di Pandora a Vienna,
il 29 maggio 1905, come la prima parigina dell’Ubu re di Jarry, è uno
degli avvenimenti che inaugurano il teatro moderno. Quella sera,
davanti a un pubblico di invitati filtrato con ogni cautela
dall’autorità di polizia e dagli organizzatori, dopo una lunga
presentazione di Karl Kraus, la scena si apriva su una vicenda
sconvolgente, che allora apparteneva allo scandalo e oggi alla
mitologia: la storia della fine di Lulu, archetipo violento della
femminilità. Quella sera Lulu era Tilly Newes, che con la sua
interpretazione conquistò Wedekind e ne divenne poi la moglie e
l’attrice preferita; Karl Kraus stesso aveva la parte di Kungu Poti,
principe africano; il brillante saggista viennese Egon Friedell era un
commissario di polizia e, infine, Wedekind aveva la parte che corona
questa discesa negli abissi, quella di Jack lo Sventratore.
Scrittore totalmente d’istinto, ma dagli istinti precisi, Wedekind
irrompe con malagrazia nella storia del teatro, mostrando ciò che,
allora, il teatro aveva quasi la funzione di occultare, e che
indubbiamente non si rivelava in certi titanici, ma quanto timidi e
prudes, campioni del moderno quali Ibsen. La carica sessuale che si
era accumulata nella fine secolo, nascosta a fatica nella serra del
liberty, dove la sessualità finisce per censurarsi nella nascita
dell’astratto, esplode senza precauzioni con Wedekind. Le pedanti
costrizioni del naturalismo vengono qui annientate proprio da un
sovrappiù di crudezza nel materiale; e la vita bruta si rivelerà
essere non una tranche de vie, ma al contrario qualcosa di
inverosimile, che assume un tono di esasperazione astratta affine al
teatro di marionette e al circo. E il riferimento a queste due forme,
che sarà poi così ossessivo in tutta l’arte del Novecento, si presenta
qui nella sua origine.
Preceduta da Strindberg, Sacher-Masoch e dalla Sonata a Kreutzer,
cresciuta insieme alle prime grandi scoperte di Freud, agli attacchi
di Kraus contro la scandalosa tutela della moralità sessuale,
all’apparizione e al suicidio di Weininger, Lulu è la sovrana di quei
brevi anni in cui la sessualità fu davvero un problema primario, che
toccava le radici di tutto: reincarnazione della mater saeva
Cupidinum, prostituta sacra, intatto essere preistorico, essa trascina
con sé nella distruzione un corteo variegato di uomini, ma il vero
oggetto della distruzione è lei stessa. Il destino che si compie in
Lulu, giustiziata da Jack lo Sventratore, è quello che la società
riserva a ogni eccesso che nella sua forza integra riesca a metterla
in dubbio, eccesso di cui la donna e la natura sono insegne
privilegiate. Nessuno come Karl Kraus ha saputo interpretare i molti
sensi di questa vicenda, perciò il suo splendido saggio introduce qui
l’opera; come ultima eco del testo si raccomanda invece al lettore di
ascoltare il sassofono ‘delinquenziale’ nella incompiuta Lulu di Alban
Berg.

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