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Pensieri diversi

A cura di Georg Henrik von Wright con la collaborazione di Heikki Nyman Edizione italiana a cura di Michele Ranchetti Adelphi 1988 Collana Biblioteca Adelphi Brossura editoriale con sovraccoperta, in 8vo, pp. 172 Copertina con scoloritura al dorso e segni d’usura; interno compatto, pagine in buone condizioni, fisiologica giallitura carta. Come da foto

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Codice prodotto S21.476

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Descrizione

«Nel lascito manoscritto di Wittgenstein si trovano numerose
annotazioni che, sebbene inframmezzate al dettato filosofico, non
appartengono direttamente alle opere filosofiche. Si tratta di
annotazioni in parte autobiografiche, in parte concernenti e la natura
dell’attività filosofica e argomenti di carattere generale quali ad
esempio i problemi dell’arte o della religione». Con tali annotazioni
H. von Wright ha composto questo volume, l’ultimo finora degli inediti
di Wittgenstein. Come indica il carattere della scelta, si tratta di
un libro che rappresenta non già una certa fase della sua ricerca
filosofica, ma una sorta di traversata aforistica di tutta la sua vita
(il primo dei «pensieri diversi» è del 1914, l’ultimo è del 1951, anno
della morte di Wittgenstein). In questa raccolta di pensieri
Wittgenstein, con maggior evidenza che altrove, parla dunque
innanzitutto a se stesso, interrogandosi su ciò che il suo pensiero
spesso presupponeva senza nominarlo: la sua visione della società che
lo circondava, della musica, della letteratura, del cristianesimo,
dell’ebraismo, della scienza. Anche se, per capire ciascuno di questi
«pensieri», bisogna sempre ricostruirgli intorno il paesaggio di una
ininterrotta indagine filosofica, tale è la nettezza – la suprema
«chiarezza» a cui Wittgenstein aspirava –, la penetrazione e la
naturale autorità di queste osservazioni da costituire un libro a cui
si torna e si ritorna continuamente, scoprendo ogni volta qualcosa.
Mai come in queste pagine appare dichiarata, per esempio, l’estraneità
di Wittgenstein al mondo moderno in quanto fondato sul culto della
tecnica e del progresso. Con rapide, drastiche formulazioni egli
mostra qui tutto il suo disprezzo per queste tarde superstizioni,
tanto più penose in quanto chi le coltiva si ritiene lucido e
ragionevole. E sorprendente apparirà la sua appassionata
partecipazione alla grande musica tedesca fino a Brahms, come anche il
suo coinvolgimento nell’opera di scrittori, quali Spengler e
Weininger, che finora ben pochi avrebbero messo a contatto con lui. E
la desolata drammaticità che per Wittgenstein appartiene al pensiero,
il senso di impotenza, di inadeguatezza, che lo perseguitavano trovano
qui una imponente testimonianza. Più che dell’aforisma, Wittgenstein è
stato maestro insuperato della frase definitiva, della similitudine e
dell’interrogazione, come sanno tutti i lettori che ripercorrono la
sua opera, dal Tractatus alle Ricerche filosofiche. Molti esempi, e
memorabili, delle une e delle altre si troveranno in queste pagine,
che ci danno un ausilio prezioso nell’arte più difficile: vedere ciò
che abbiamo «davanti agli occhi».

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