Descrizione
“Esistono competenti solo nelle singole scienze, non in filosofia.
Essa non è una materia, in essa siamo tutti profani. Chi però non
comprende alcuna scienza specifica e nondimeno fa filosofia, è solo un
dilettante. Con ciò la filosofia è diventata la mia prediletta, ma la
scienza della natura è rimasta mia buona amica e, penso, ci capiamo
ancora benissimo”.
Questa annotazione di Schlick, degli anni della maturità, esprime bene
il senso della sua ricerca intellettuale, tra scienza e filosofia;
nessuna delle due, egli sentiva, può costituire per sé sola autentica
conoscenza.
Laureatosi in fisica nel 1904 all’Università di Berlino sotto la guida
di Max Planck, negli anni seguenti Schlick si dedicò sempre più agli
studi filosofici, fino a conseguire, nel 1911, l’abilitazione in
filosofia presso l’Università di Rostock, dove poi insegnò per circa
un decennio. Nel 1922 fu chiamato alla cattedra di filosofia delle
scienze induttive – che fu già di Mach e di Boltzmann –
nell’Università di Vienna, e qui rimase fino al 1936, anno della
morte.
La notorietà di Schlick è legata principalmente a questo secondo
periodo della sua attività, e al famoso Circolo di Vienna, di cui è
considerato il fondatore, dal quale ebbe origine il movimento noto
come empirismo logico o neopositivismo. Tuttavia, nei suoi risultati
più importanti ed originali, il pensiero filosofico di Schlick può
dirsi già rappresentato negli scritti che precedono la ‘fase’
neopositivistica, e segnatamente nella Allgemeine Erkenntnislehre, che
è senz’altro la sua opera maggiore. Pubblicata nel 1918, essa ebbe
subito un’ampia accoglienza, e conobbe nel 1925 una seconda edizione,
in parte modificata, che qui presentiamo per la prima volta in
traduzione italiana.
Testimonianza di un momento indeclinabile della storia della
filosofia, la Teoria generale della conoscenza si configura come una
trattazione sistematica delle principali questioni gnoseologiche viste
alla luce dei risultati della scienza. E il valore didattico del libro
non è certo inferiore al suo contenuto teoretico. Scritto in un
linguaggio limpido, privo di tecnicismo, esso rende piena
testimonianza allo spirito dell’Autore, severamente critico nei
confronti di chiunque elogiasse la profondità a spese della chiarezza,
e secondo il quale “è sufficiente la terminologia più semplice per
dare veste a pensieri fondamentali”.








